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Poetar di Vino

Poetar di Vino

DOMENICA 28 MAGGIO 2017 ORE 19,00 - TEATRO AREA NORD

Già seimila anni fa i Sumeri simboleggiavano con una foglia di vite l’esistenza umana, mentre sui bassorilievi assiri con scene di banchetto sono rappresentati schiavi che attingono il vino da grandi crateri e lo servono ai commensali in coppe ricolme.

Anche gli Ebrei dell’Antico Testamento, che attribuivano a Noè la piantagione della prima vigna, consideravano la vite “uno dei beni più preziosi dell’uomo”. Nel mondo greco il vino era ritenuto un dono degli dei e tutti i miti sono concordi nell’attribuire a Dioniso, il più giovane figlio immortale di Zeus, l’introduzione della coltura della vite tra gli uomini, tanto che il dio del vino fu oggetto di culto non solo presso i Greci, ma anche in Etruria, dove era identificato con la divi-nità agreste Fufluns, e nel mondo romano, dove era cono-sciuto come Bacco e ricollegato a Liber, antica divinità latina della fertilità. Moltissimi erano i vini prodotti nel bacino del Mediterraneo, in particolare in Italia: bianchi, rossi, secchi, abboccati, leggeri e pesanti a bassa e ad alta gradazione alcolica.

La qualità del vino dipendeva dall’esposizione del vigneto, dalle caratteristiche delle piante e dai metodi di coltivazione: sappiamo ad esempio che le vigne basse da-vano vini mediocri e che, invece, i grandi vini italici erano generalmente ricavati da viti in arbusto. Era inoltre radicato anche l’allevamento della vite con ceppo basso, senza sostegno o con sostegno a paletto; così era la vigna raffigurata sullo scudo di Achille.
La nascita del Cristianesimo e il conseguente declino dell'Impero Romano, segna l'inizio di un periodo buio per il vino, accusato di portare ebbrezza e piacere effimero. A ciò si aggiunse la diffusione dell'Islamismo nel Mediterraneo tra l'ottocento e il millequattrocento d.C. con la messa al bando della viticoltura in tutti i territori occupati. Per contro furono proprio i monaci di quel periodo, assieme alle comunità e-braiche, a continuare quasi in maniera clandestina la viticol-tura e la pratica della vinificazione per produrre vini per i riti religiosi.
Bisognerà comunque attendere il Rinascimento per ritrovare una letteratura che restituisca al vino il suo ruolo di protago-nista della cultura occidentale e che torni a decantarne le qualità. Nel diciassettesimo secolo si affinò l'arte dei bottai, le bottiglie divennero meno costose e si diffusero i tappi di sughero: tutto ciò contribuì alla conservazione e al trasporto del vino favorendone il commercio.

Il diciannovesimo secolo vede consolidarsi la distintiva e straordinaria posizione che il vino occupa nella civiltà occi-dentale. Alla tradizione contadina inizia ad affiancarsi il con-tributo di illustri studiosi che si adoperano per la realizzazio-ne di vini di sempre miglior qualità e bontà. Il vino diviene oggetto di ricerca scientifica. Nel 1866 L. Pasteur, nel suo scritto Etudes sur le vin, afferma:
"Il vino è la più salutare ed igienica di tutte le be-vande".

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