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TANz | La Danza al TAN

ORE 20.30

BORDERLINE DANZA

DEPENDESPORTS

Coreografia e danza Antonio Formisano
Assistente alla creazione Luigi Aruta

DependEsports è un progetto coreografico che nasce dalla necessità di raccontare uno spaccato esperienziale dell’autore: la dipendenza da videogames. La volontà è proporre una visione della realtà virtuale, specificamente quella degli Esports, considerata per nerd o accompagnata da pregiudizi prevalentemente negativi nella visione massmediatica. Generatori di tendenze patologiche negli adolescenti, gli Esports sono un fenomeno in espansione mondiale di grande impatto sociale, dalle potenzialità ancora del tutto inesplorate. Dunque, nulla esclude che possano essere uno strumento utile alla socializzazione tra le persone. Questo secondo studio di DependEsports, si colloca al confine tra il benessere e il malessere derivato dall’uso dei videogames. Racconta il primo fascino oscuro nella relazione con il computer di gioco, l’immersione totale nella realtà virtuale e la deriva da dipendenza.

a seguire

PARI INTERVALLO

direzione della coreografia e regia Claudio Malangone
Autori/interpreti Luigi Aruta, Adriana Cristiano Antonio Formisano, Giada Ruoppo
Voce Annalisa D'Agosto
Strumento Alessia Sorrentino
Musiche A. Cortini, J.S.Bach, A. Vivaldi
Video Checco Petrone
Costumi i corpi degli interpreti
prodotto con il contributo di MIC, Regione Campania

Prosegue il lavoro di ricerca di Borderlinedanza il cui focus e' il punto di vista dello spettatore, protagonista nella dialettica tra immagine e sguardo, dove la risultante va oltre il linguaggio, amplifica e modifica l'azione, dona forma poetica all'attenzione. Si tratta di dare un'area espansa allo spettatore, un rovesciamento di senso e di ruolo, con il compito di ospite interno, dove il destino di uno collima col destino di molti, e quindi da intendersi assoggettato al destino del mondo (James Hillmann). Cosi' l'immagine rimane dentro fin dopo il suo dissolvimento e nel corpo “nudo e crudo” rappresentato si ritrova la sintesi della propria soggettività, come in uno specchio deformante dove ci si riconosce nel corpo dell'altro che altro non è che il riflesso di se' nel proprio immaginario.


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