Via nuova Dietro la Vigna 20, 80145 Napoli

Stagione Teatrale 2018-2019

Perfomance perpetua per due performer
concept Antonio Montanile
interpreti Alessandro Sollima, Nicolas Grimaldi Capitello
produzione Interno 5

“Sono morto perché non ho desiderio, non ho desiderio perché credo di possedere, credo di possedere perché non cerco di dare. Cercando di dare, si vede che non si ha niente, vedendo che non si ha niente, si cerca di dare se stessi, cercando di dare se stessi, si vede che non si è niente, vedendo che non si è niente, si cerca di divenire, desiderando divenire, si vive” (René Daumal)

Sinossi:
La perpetuità è qualcosa che destinato a durare in eterno o almeno a prolungarsi indefinitamente nel tempo, dunque se essa accade nell'atto performativo, ha un prima e avrà un dopo. Da questo concetto si intende partire per indagare la ripetitività del gesto, dell’azione, che pone il performer a confrontarsi con i suoi limiti fisici a cui lo sforzo lo sottopone. Il gesto e l'azione sono espressioni delle storie e dei background del performer, dunque non meccanici e asettici ma parti di un essere, di un individuo con le sue ansie e le sue gioie. Se tali gesti si ripetono ed entrano in un circolo cinetico e vizioso cosa accade alla idea di base da cui il gesto è nato ? Essa di evolve, si dissolve e diventa altro? O resta uguale a se stessa ? Queste sono alcune delle domande a cui intendo rispondere. Il movimento è umano e in quanto tale e' soggetto ad errori, ripensamenti, modifiche, ma il suo reiterarsi nel tempo, porterà lo spettatore a leggere una sua personale storia ponendolo nell'inter- rogativo non risolto, del dove tale ripetizione vuole andare e se mai essa avrà una fine. Il turbine dell'azione e dell'infinito crea il sentimento dell’attesa.

Alcune riflessioni:
Due artisti decidono di lavorare sull'obbligo alla perpetuità. Essi sono intrigati dal pensiero di raggiungere i limiti fisici dati da una costrizione di tipo cinetico. BIMB(Y)i gira, frulla, rotea e rimesta. Nasce dal desiderio di rendere le nostre storie, i nostri interessi, le nostre diversità attraverso una brutale e spiazzante semplicità. Il vortice del movimento come un imbuto che fagocita ed ingurgita tutto, in grado di rigenerarsi e trasformarsi. Ogni elemento di una drammaturgia fatta di corpo, oggetti, luce e suono, sono parti di un'azione dal moto perpetuo eccessiva e compulsiva. Il fuoco di quest'azione (fuoco lieve o divampante, dormiente o improvviso) sarà alimentato da un pro- fluvio di corpo, idee, insuccessi, movimenti di cui la valenza narrativa apparirà solo come un mero e provvisorio, ma inevitabile e intenso, effetto collaterale. BIMB(Y)i incarna la sfida di percorrere diversi tempi drammaturgici attraverso razionalità e irrazionalità. Attraverso la reiterazione e l'applicazione di una legge dinamica impietosa, si arriverà all’esasperazione, per poi ripartire, per poi esasperare, per poi fallire, per poi ritentare, per poi quasi trascendere, per poi ripartire.

Impostazione BIMB(Y)i:
La particolarità del progetto BIMB(Y)i sta nella sua composizione drammaturgica; lo spettacolo terrà conto di tre fasi temporali: una di presentazione degli ingredienti, laseconda di preparazione e la terza di amalgama dell'impasto. Per la creazione di tutta l'operazione, gli interpreti saranno cineticamente coinvolti nel movimento perpetuo delle fruste modulandone velocità, qualità e tempo del funzionamento attraverso i loro corpi. La struttura entro il quale si muoveranno sarà, al contrario del movimento, non modulabile ma sempre uguale a se stesso come in una rete dal quale é impossibile scappare: un “Basso Ostinato” dalla quale nutrirsi, respirare, morire per poi ripartire. L'idea di questa costrizione mi spinge a creare una moltitudine di materie organiche e differenti approcci di corpo-spazio; a creare un senso empatico per chi guarda dove ognuno, in riferimento alla vita odierna, potrà se vorrà riflettere la propria coscienza; più o meno ostaggi di meccanismi che per abitudine riproponiamo e per certi versi anche se accomodanti, ci illudono in realtà di renderci vivi. Il pretesto di questa struttura sarà di creare una drammaturgia di movimenti, suoni e luci in cui gli interpreti saranno chiamati ad esplorare il loro lato meccanico ed umano, a volte anche infantile, dal vortice che li fagocita. Come in un film dove gli elementi compaiono in modo confusionale per via via apparire in un ordine logico, così Bimb(y)i da "essere" elettrodomestico, risulterà via via sempre più Bimbi quindi “essere” umano. Un lavoro ed un'opera di trasformazione incessante che conduce i due interpreti ad uno stato di coscienza, conoscenza ed acquisizione profonda del proprio se, come l'opera di René Daumal "Il lavoro su di se - lettera a Geneviève e Louis Lief".

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