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di Mario Brancaccio
liberamente ispirato a “Romanzo teatrale” di M.Bulgakov
con (in o.a.)
MARIO BRANCACCIO / SERGEJ L. MAKSUDOV
SIMONA ESPOSITO / ELENA
GENNARO MONTI / KONSTANTIN
PIETRO JULIANO / K. S. STANISLAVSKIJ
YULYA MAYARCHUK / MARGARITA
regia LELLO SERAO
scenografia TONINO DI RONZA
costumi CTN75 DI VINCENZO CANZANELLA
assistente alla regia EMANUELE SACCHETTI
realizzazione scenica IVAN GORDIANO BORRELLI
grafica, audio e video SALVATORE FIORE
produzione TEATRI ASSOCIATI DI NAPOLI / TTR TEATRO TATO RUSSO / FONTANA MEDINA

Romanzo teatrale di Bulgakov e'il punto di partenza di questa messa in scena. Mario Brancaccio nella sua riduzione teatrale ci riporta in una Mosca degli anni trenta piena di pulsioni e ricca di personaggi che rappresentano la storia letteraria e teatrale di quegli anni, da Tolstoi a Stanislawky. La versione teatrale e ambientata in una stazione ferroviaria , forse ultimo luogo di sosta di Maksudov, protagonista dell'opera, prima di porre fine alla sua vita. In questo luogo di transito, nell' orario di chiusura, il protagonista involontariamente in preda all'alcool, rievoca fino a farli materializzare davanti a sé i protagonisti della sua ascesa e della sua rovina. La stazione è l'anticamera degli inferi è il preludio alla fine, ma è anche il luogo dove fare i conti con la realtà. Maksudov rievoca e i personaggi prendono corpo in un balletto irregolare e futurista, ecco allora l'arrivo di Elena, che tanto si è prodigata perché il suo amante entrasse a far parte del gotha teatrale russo e che ora vede tramontare la sua stella, seguita e sostenuta dal marito, un mediocre funzionario traffichino pronto a vendere la moglie pur di raggiungere il suo scopo. Ma i mali maggiori devono ancora mostrarsi, l'insistente richiesta di Maksudov di sapere la verità, dopo aver rievocato l'atto che è alla base delle sue disgrazie ovvero il contratto, che ricorda il contratto che Faust sigla con Mefistofele, si traduce nell'arrivo a sorpresa di Stanislawky.
È durante questo incontro paradossale che il protagonista scopre l'inutilità dei suoi sforzi di autore, il testo gli viene stravolto per poterlo adattare alla compagnia di vecchi attori del Teatro Indipendente, le scene di massa si riducono in banali messaggi riportati da improbabili personaggi creati per soddisfare le necessità occupazionali del teatro, il "sistema" divora e distrugge fino ad annientare il povero autore.
La messa in scena tende a privilegiare la distorsione sia nei movimenti dei personaggi che nella conduzione delle battute per evidenziare il paradosso, da sfondo a questo cinico processo di distruzione della creatività riecheggiano brani del Faust di Gounod. Una maledizione pervade il mondo teatrale, i mali di allora sono i mali dell'oggi e tutto cambia affinché nulla cambi e come nel Faust ognuno è pronto a siglare il suo patto con il diavolo che gli " renderà l'amor, la gioventù, la fe'" .

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